Non autosufficienza: verso il Piano?

Assistenza personaleLa Rete della protezione e dell’inclusione sociale è stata istituita con una specifica norma nel 2017 quale struttura stabile di confronto fra l’Esecutivo, Regioni e Comuni, parti sociali e organizzazioni del terzo settore. Viene coinvolta soprattutto quando vi sono da adottare atti di programmazione e di indirizzo in campo sociale.

Oggi è stata convocata, presente il Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Nunzia Catalfo, ponendo sul tavolo il sentito tema del Piano per la non autosufficienza e dell’imminente decreto di riparto che distribuisce le risorse fra le regioni fornendo anche indicazioni e criteri.

Per FISH era presente il presidente Vincenzo Falabella che riporta gli elementi salienti dell’incontro.

In fase introduttiva sono stati presentati i dati relativi all’impiego del Fondo negli ultimi anni e della spesa nelle varie regioni che evidenzia una forte disomogeneità territoriale in quanto a misure e servizi. Il Fondo, come si sa, è orientato verso due target: le persone con gravissima disabilità che necessitano di assistenza vitale e le persone con disabilità grave. Anche su tale differenziazione i dati dimostrano una notevole differenza nelle diverse regioni. Quanto poi alle gravi disabilità è emersa nuovamente con chiarezza la necessità di individuare criteri selettivi e al contempo equi, operazione tecnica assai delicata su cui vi sono già alcune basi di riflessione.”

Vi sono poi alcune ipotesi, da valutare e su cui aprire un confronto, che riguardano il futuro e che sarebbero orientate a garantire una maggiore omogeneità territoriale. Fra queste anche l’idea di una misura unica, anche monetaria e graduata a seconda della gravità, molto simile all’assegno di cura.”

In questo quadro molto dinamico la Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap ha richiamato alla prudenza nell’individuazione di nuovi criteri selettivi che per i ‘gravissimi’ già esistono ma per i ‘gravi’ sono ancora in nuce. Una attenzione particolare poi riguarda i contributi per i progetti di vita indipendente: finora sono rimasti nell’alveo di uno sperimentalismo da cui è necessario uscire per garantire davvero alle persone di costruire il loro progetto di vita, indipendentemente da quale sia la loro regione di residenza.”

Ultimo ma non ultimo, – conclude Falabella – il tema centrale delle risorse: attualmente il Fondo è assestato sui 550 milioni di euro all’anno. Le ambizioni, le prospettive, le esigenze impongono di pensare ad uno stanziamento più consistente già nella prossima legge di bilancio.”

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