Morti bianche del welfare: un altro caso

Un uomo di 74 anni si è ucciso con la figlia di 31 anni con grave disabilità, con i gas di scarico della sua auto, parcheggiata nella loro casa di campagna a Saltrio (Varese). L’uomo, che a quanto si apprende era gravemente malato, ha lasciato un messaggio di addio alla moglie, anche lei malata grave e costretta a letto.

Un altro caso che probabilmente verrà annoverato e archiviato nell’assolutoria categoria dei personali e ineluttabili drammi della disperazione.

Ne abbiamo contati troppi in anni e la tendenza sembra non diminuire. Non diminuisce quella tragica contabilità. – così commenta Vincenzo Falabella, Presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap – Oltre al cordoglio alla famiglia, dobbiamo esprimere ancora rabbia per le ennesime morti bianche che hanno tutti i tratti comuni con moltissime altre drammatiche vicende. Non è vero che non esistono colpe e colpevoli. L’isolamento, l’abbandono, l’insufficiente attenzione prolungati nel tempo sono le cause remote e spesso ultime di queste vicende. Senza decise politiche di sostegno alle famiglie questi fatti continueranno a ripetersi. È ora forse anche di verificare l’effettiva applicazione e la reale efficacia di norme approvate dal Parlamento Italiano – e ci riferiamo alla legge sul ‘dopo di noi’ – per comprendere quanto realmente sia giunto a supportare singoli e famiglie e quanto invece sia finito a sostenere altro, altri e operazioni di restyling dei soliti noti. Al Parlamento il compito di monitorare e analizzare dati, cifre e storie e agire di conseguenza, correggendo la rotta e rimettendo al centro le persone più fragili e non i comitati d’affari comunque siano denominati.”

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