Dal welfare di prestazione a uno stato sociale di comunità e inclusione

Si sono svolte oggi pomeriggio presso la Commissione Affari Sociali della Camera dei deputati le audizioni in sede referente della proposta di legge recante “Introduzione sperimentale del metodo del budget di salute per la realizzazione di progetti terapeutici riabilitativi individualizzati”.

La proposta di legge prevede l’introduzione, in via sperimentale, del metodo del budget di salute quale strumento di «coprogrammazione e di cogestione idoneo a garantire, attraverso progetti terapeutici riabilitativi individualizzati, l’integrazione delle prestazioni socio-sanitarie».

In altri termini: la proposta normativa di cui si sta discutendo in Commissione Affari Sociali, come recita nell’oggetto: «mira a valorizzare le persone fragili e vulnerabili, affette da patologie croniche e invalidanti e da una limitazione della capacità di agire e di interagire a livello sociale, favorendo le potenzialità delle stesse, delle loro famiglie e della comunità in cui vivono». Con il fine ulteriore di contrastare la disuguaglianza nell’accesso ai livelli essenziali di assistenza (LEA) in riferimento all’assistenza socio-sanitaria.
Con la presente legge si introduce, dunque, nella valutazione delle politiche, il budget di salute, che è stato definito dall’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità: «strumento di definizione quantitativa e qualitativa delle risorse economiche, professionali e umane necessarie per innescare un processo volto a restituire centralità alla persona con disabilità, attraverso un progetto individuale globale». In tal modo, poiché è strutturato sui bisogni della persona, il budget di salute si caratterizza come uno strumento flessibile, non legato ad un tipo particolare di servizio/intervento o ad uno specifico erogatore.
«E questo è sicuramente un primo passo», ha detto Vincenzo Falabella, il presidente della Fish, durante l’audizione che si è svolta oggi pomeriggio: «perché strutturare modelli di costruzione di progetti individuali e di budget di progetto diventa sempre più urgente per passare da un welfare di prestazione a uno stato sociale di comunità e di inclusione». E ancora, ha riferito ai parlamentari Falabella, presentando un documento di proposte della Fish: «ciò si rende possibile attraverso il raggiungimento di alcuni obiettivi, tra cui vi sono la personalizzazione dei sostegni e degli interventi nei diversi contesti di vita».

E poi, ha aggiunto il presidente della Fish: «solo in tal modo si può dare un concreto supporto al progetto individuale di vita della persona con disabilità, soltanto calibrando gli interventi per ciascuno in base alle specifiche esigenze di quantità, qualità ed intensità, senza necessariamente far ricorso a pacchetti di servizi standardizzati, a volte del tutto inefficaci, altre volte sovradimensionati rispetto a singole, specifiche esigenze». Concludendo così: «di conseguenza si rende necessario 

ridefinire la spesa sociale creando un sistema di rilevazione delle necessità che permetta di modulare gli interventi, come si sta cercando di fare nel metodo e non nel merito, per il Fondo Nazionale per la Non Autosufficienza, in maniera sperimentale per il triennio 2019-2021».

Partendo da queste valutazioni, dunque, la Fish ha presentato oggi alla Commissione Affari Sociali un piano di proposte con relativi emendamenti ad alcuni articoli, che rispondono alla richiesta di una cittadinanza piena ed integrale delle persone con disabilità e delle loro famiglie, ed offrono, altresì, suggerimenti e indicazioni per ripensare, in questa delicatissima fase del nostro paese, una società più
giusta, coesa e rispettosa delle tante diversità. E tutto questo comporta, senza dubbio, una sostanziale riforma dell’attuale sistema di welfare, basato principalmente sul sistema di protezione; il quale deve essere profondamente modificato in favore di un nuovo modello basato sui diritti civili, sociali, umani.

Leggi la Memoria presentata dalla Federazione in sede di audizione: Memoria FISH pdl 1752