Praia, appello delle sorelle Cecconi per il fratello

4 Settembre 2018

Qualche giorno fa su Facebook l’appello di Elena e Cristiana che hanno scritto un lungo post per denunciare le condizioni del fratello malato rinchiuso in un istituto sanitario: «Troviamo insieme un posto più dignitoso dove possa tornare a vivere»

Andrea Cecconi è un ragazzone alto e robusto di 47 anni affetto da ritardo mentale medio con disturbi compulsivi ossessivi. È romano di nascita, originario del quartiere Ardeatino, alla periferia della Capitale,  ma è calabrese d’adozione. Da quando era ancora un bambino passa le sue vacanza estive nella città dell’isola Dino per diversi mesi all’anno, la gente della Riviera dei Cedri lo ha visto diventare grande. Tanto è innamorato di quel posto che convince i genitori, nel 2000, a comprare casa. Il suo arrivo segnava l’inizio dell’estate e invece sono almeno quattro le stagioni estive in cui Andrea e la sua inseparabile radio non si vedono più. Lì, a Praia a Mare, lo conoscono tutti e in molti da qualche tempo, si chiedono che fine abbia fatto. Fino a qualche ora fa, quando un accorato appello delle sorelle ha rivelato una triste verità.

La storia di Andrea
Andrea nasce senza alcun apparente problema di salute, ma poi a sei mesi manifesta per la prima volta i sintomi delle convulsioni. Le violente contrazioni involontarie tornano prepotentemente quando di anni ne ha 6 ed è probabilmente la volta in cui al suo cervello accade qualcosa di irreversibile. Da bambino introverso e sicuro del fatto suo, diventa un bambino che si spaventa finanche alla vista di una margherita. Suda fino a gocciolare, si agita, ripete le cose all’infinito. Andrea ha paura, si porta dentro mostri che vede solo lui e nell’infinita battaglia per la normalità vincono sempre loro.

Da quel momento mamma, papà e le sorelle Elena e Cristiana, vivranno in funzione della sua patologia, sarà un percorso lungo e tortuoso che si scontrerà spesso con l’inefficienza della burocrazia e l’idiozia della gente che si diverte a fargli del male approfittando della sua fragilità.

Quando è ancora adolescente, Andrea rimane vittima di abusi, e poi ancora e ancora un’altra volta, quando è già un uomo. Tanto che a un certo punto il suo peggior nemico non è nemmeno la sua malattia, ma la miseria umana degli orchi che troverà sulla sua strada. Molto spesso, diventerà anche vittima di bullismo, con episodi che vanno dalle sigarette spente sulla schiena, alle gomme da masticare appiccicate nei capelli. C’è pure chi si diverte a fargli sbattere la testa contro le serrande dei negozi abbassate, così, per gioco, e chi lo ha immerso di testa in acqua per punirlo. Ma Andrea si rialza tutte le volte e non fa altro che ripetere che vuole bene a tutti, anche ai suoi aguzzini.
Guarda le persone passare e chiede di poterle abbracciare, oppure prende le loro mani e le poggia sul viso, o sul capo, perché ha immensamente bisogno d’amore e di affetto. Una naturale necessità che per alcuni diventa un fastidio o addirittura un pericolo.

Rinchiuso in un ex manicomio
Andrea da quattro anni si trova rinchiuso in un ex manicomio nel Lazio, oggi riconvertito in una rsa regionale, che della vecchia gestione conserva intatta tutta la tristezza e il vecchiume. Ma è l’unica struttura che se n’è fatta carico dopo una lunga battaglia della sua famiglia che, stremata, ha dovuto arrendersi all’evidenza e portare il congiunto in un posto in cui poterlo controllare giorno e notte.
Andrea era solito allontanarsi, anche per settimane, senza avvisare. Almeno due volte è finito al programma “Chi l’ha visto?”. Lo sanno Cristiana ed Elena quante notti insonni hanno passato in cerca del fratello che sembrava essere svanito nel nulla.
Ma le sue “scorribande” non sono l’unico pensiero fisso in casa. Sua madre è afflitta da diversi problemi di salute e anche papà Massimo, che ormai vive stabilmente a Praia a Mare, si porta addosso tutto il dolore di un destino beffardo. L’uomo è stato più volte ricoverato per patologie gravi, con cui continua a fare i conti giornalmente. Anche Elena, la sorella 50enne, ha somatizzato il dolore al punto da avere un’ischemia coronarica giovanissima, lei che, come sua sorella Cristiana, nella vita ha sposato unicamente la battaglia di suo fratello e che per amor suo, per i troppi torti subiti, si è ammalata pure di depressione cronica.
Per tutti questi motivi, Andrea non poteva più essere seguito come nei 43 anni precedenti e, a malincuore, la famiglia sceglie di ricoverarlo nella struttura sanitaria a pagamento, pur di non esporlo ad ulteriori pericoli.
I famigliari lo sentono al telefono tutti i giorni e vanno a trovarlo tutti i fine settimana, ma da qualche tempo hanno maturato l’idea di portarlo via, perché hanno l’impressione che in quel posto ad Andrea stiano calpestando la dignità. A volte lo trovano vestito da donna, a volte nella sua stanza non c’è neppure la carta igienica, la riabilitazione consiste nel disegnare, è costretto a farsi la doccia da solo e da alcuni mesi Andrea sembra avere un inizio del morbo di Parkinson. Trema dalla testa ai piedi.
Portarlo via, sì, ma dove?

L’appello delle sorelle
I famigliari non possono prelevarlo dalla struttura se prima non riescono a trovarne un’altra disposta a prendersene cura. La patologia di Andrea, infatti, non prevede alcun tipo di assistenza, mentre le strutture sanitarie solitamente non si fanno carico dei ragazzi come lui, che sono a migliaia, perché non sono attrezzati per fronteggiare la patologia.
Qualche giorno fa le due sorelle, ormai senza più forze, hanno scritto un lungo post sui social per richiamare l’attenzione sullo spinoso problema e lanciare un appello. Questo il messaggio integrale:
“E ora parliamo di un argomento di cui non si interessa nessuno, né Ministero della Salute né Centro Igiene Mentale né associazioni pubbliche varie né Stato né politica né tg. Condannati all’ergastolo… e il fatto non sussiste! Diversamente abili condannati a star chiusi non in istituti degni di loro ma in ex manicomi, dove hanno cambiato solo la dicitura. Rsa o dsa, e cavolate varie, dove sono abbandonati a se stessi nei giardini spogli e non curati, in mezzo agli escrementi, senza nessuna attività fisica o cerebrale, dove gli danno da mangiare e da dormire e poi… fatti loro come passano la giornata, a fottersi del tutto il cervello con le loro ansie, ossessioni, preoccupazioni, costantemente consapevoli che lì dovrai restarci fino alla fine dei tuoi giorni, nello squallore più profondo, nella solitudine più lacerante, dell’abbandono più totale di chi dovrebbe far fronte a una realtà così terrificante.
Le famiglie abbandonate a sé, porte chiuse in faccia, scaricabarili da sempre, soli a lottare contro i mulini a vento. Come si fa ad aiutarli? Lui, mio fratello, il mio bambino, il mio cuore, la mia vita, il mio sangue, dove siete? Sono passati 4 anni e non abbiamo trovato un posto migliore, più dignitoso. E si paga pure per stare in questi posti, tantissimo, per non avere neanche una persona che ti taglia le unghie, perché sono 50 euro in più che devi dare, per il barbiere 50 euro in più che devi dare e tanto altro che nemmeno potete immaginare.
Allora io oggi ho deciso di chiedere una mano a voi tutti, sì, a tutti voi, visto che è una vita che vado per vie legali e burocrazie senza aver avuto nessun aiuto se non quello di un pezzo di carta con su scritto un indirizzo dove portarlo.
Vi chiedo con il cuore in mano, portiamo Andrea via da qui. Aiutatemi con un tam tam di condivisioni a trovare un posto più dignitoso, un posto dove può tornare a vivere. Gli assassini stanno fuori e anime innocenti chiuse dentro peggio degli animali. Aiutatemi a portarlo via da questa gabbia. Da questa morte lenta e dolorosa. Vi prego, aiutatemi, aiutateci, aiutiamolo, sono sicura che noi, tutti insieme, possiamo fare molto di più di quello che le struttura hanno fatto per noi finora. Divulgate e contattateci, vi prego.
Almeno proviamoci, non lo dimenticherò mai. Vi voglio bene e nostro fratello Andrea ve ne vuole a prescindere perché lui vuole bene a tutti e corre ad abbracciare chiunque.
Grazie,
Elena e Cristiana”.

Sorgente: Praia, appello delle sorelle Cecconi per il fratello

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