Verso un reale contrasto alla segregazione delle persone con disabilità?

18 Giugno 2018

«Quello del 15 giugno è stato un giorno importante per la nostra Federazione, durante il quale sono state condivise e riconosciute come fondate e legittime le istanze, le rivendicazioni, le proposte, gli approfondimenti che riproponiamo con insistenza negli ultimi anni in materia di segregazione delle persone con disabilità. È stata inoltre premiata la determinazione che ha guidato la specifica Conferenza di Consenso sulla segregazione da noi promossa un anno fa, e anche il nostro recente Congresso Nazionale, che ha nuovamente ribadito la centralità del tema e soprattutto l’avere cercato e trovato interlocuzione nel Garante Nazionale, nostro ospite in entrambe le occasioni».
Così, un soddisfatto Vincenzo Falabella, presidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), commenta la conferenza durante la quale Mauro Palma, Garante Nazionale dei Diritti delle Persone Detenute o Private della Libertà Personale, ha anticipato i contenuti della propria Relazione Annuale, depositata poi in Parlamento.
Per l’occasione erano presenti le Presidenze di Senato e Camera e i referenti dei massimi organi istituzionali, tra cui quelli della Corte Costituzionale, del Consiglio di Stato, della Corte dei Conti e del Ministero della Giustizia.

Nella Relazione di quest’anno, ha premesso Mauro Palma, spicca subito una novità: l’area della libertà e della salute, che «è volutamente posta come prima delle aree di analisi, si è ampliata quest’anno al monitoraggio delle strutture residenziali per disabili e anziani, ove si concretizzi di fatto una privazione della libertà. Sono le strutture che in àmbito internazionale vengono definite come Social care home».
«Sono questi dati – ha proseguito Palma –, che qui ho brevemente ripreso dalla Relazione, a far comprendere la vastità del mandato di monitoraggio che lo rendono impossibile senza la costruzione di referenti territoriali del Garante Nazionale […] e senza il supporto degli Istituti di Ricerca, di altre Istituzioni e dell’importante ruolo dell’Associazionismo di settore. Da qui lo sviluppo di alcuni Protocolli fra il Garante e altre Istituzioni per la costruzione di un’Anagrafe che è stata realizzata all’interno di un sistema di geolocalizzazione, classificando le strutture in base alle prestazioni erogate (sanitarie; socio-sanitarie; sociali) e al grado di residenzialità (residenziale; semiresidenziale). I criteri di ricerca all’interno del sistema di geolocalizzazione sviluppato – che utilizza Google Maps – sono possibili grazie alla predisposizione di un insieme di filtri che consentono di individuare la struttura da visitare».

«Il Garante – viene ulteriormente annotato dalla FISH – ha proseguito con una serie di affermazioni che la nostra Federazione non può che riconoscere come proprie». Si fa riferimento, in particolare, alle seguenti parole: «L’attesa del mondo della disabilità è stata centrata nella fiducia in una Istituzione nuova, il Garante Nazionale, che ha assunto l’impegno di monitorare il variegato mondo delle strutture per persone vulnerabili e di indirizzare un occhio esterno verso luoghi capillarmente sparsi nel territorio del Paese a volte poco trasparenti. Sono luoghi in cui accudimento e controllo si confondono frequentemente. Luoghi certamente noti alla rete degli affetti di chi vi è ospitato e al variegato mondo del volontariato; ma molto meno alle Istituzioni, forse proprio per la supposta residualità del ruolo sociale delle persone che vi risiedono; le quali vi entrano spesso volontariamente, ma nel tempo rischiano, per una serie di imprevedibili fattori, di divenire di fatto private della libertà. Proprio per questo abbiamo voluto inserire questo settore d’azione del Garante come primo capitolo tematico di questa Relazione e voglio leggere la nuova previsione di un Dicastero rivolto, nel proprio mandato, anche alla disabilità come l’indicazione di un’accelerazione nel processo d’integrazione dei relativi problemi all’interno del quadro complessivo della tutela dei diritti di tutti e non come separazione da quest’ultimo».

E ancora, rispetto ai trattamenti sanitari obbligatori e alla salute mentale, Palma ha sottolineato che a colpire maggiormente «è la mancanza di dati certi che per altro rende molto più difficile l’attività di monitoraggio e quindi la possibilità di prevenire situazioni che potrebbero ledere i diritti delle persone. […] Per colmare tale lacuna, il Garante raccomanda che sia predisposto un Registro nazionale dei trattamenti sanitari obbligatori, in cui siano riportate una serie di informazioni, quali il numero complessivo dei pazienti ricoverati nei diversi Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura; il numero complessivo dei pazienti sottoposti a trattamento sanitario obbligatorio e la durata in ciascun caso; il numero di coloro che sono sottoposti a trattamento sanitario volontario; la data di inizio del trattamento; la durata presumibile all’atto dell’ingresso e la durata effettiva dello stesso; l’eventuale uso della contenzione (nelle sue diverse declinazioni) e la sua durata; la conversione del trattamento da obbligatorio a volontario per avvenuto consenso».

«Un giorno, quindi, davvero importante – conclude Falabella – che potrebbe segnare l’avvio di un reale contrasto alla segregazione delle persone con disabilità e di garanzia della vita indipendente, come previsto dall’articolo 19 (Vita indipendente ed inclusione nella società) della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, brillantemente citato dal Garante nella sua Relazione». (S.B.)

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