Disabilità: quella violenza sulle donne che non fa notizia

24 novembre 2017

Violenza di genere, femminicidi. La Giornata Mondiale Contro la Violenza sulle Donne, sabato 25 novembre, vuole sottolineare quella che è una vera piaga sociale e trovare soluzioni a un fenomeno ancora molto presente anche in Italia. I dati raccolti dalla Commissione parlamentare di inchiesta istituita a gennaio evidenziano come nel nostro paese fra il 2011 e il 2016 gli omicidi volontari siano calati del 39%, ma non quelli che hanno come vittime le donne. Se si parla invece di violenza sessuale i dati Istat fotografano una situazione di circa 11 casi al giorno, quattromila l’anno. In pratica un milione e 157mila donne italiane avrebbero subito uno stupro. E se della violenza contro le donne si parla comunque molto – dai casi clamorosi di quest’estate a Rimini e Firenze al sexgate Weinstein – difficilmente si sente parlare di donne disabili vittime di abusi. «Si tratta di almeno 1000 casi l’anno, ai danni di persone con ritardi mentali o deficit motori, che avvengono soprattutto, e al contrario di quel che si crede, al centro nord» spiega la deputata Pd Ileana Argentin, affetta da amiotrofia spinale, da sempre in campo per i diritti dei disabili.

Ma perché non se ne parla mai?
È perché siamo considerati esseri asessuati, nell’immaginario collettivo siamo eternamente i “ragazzi”. Si parla più facilmente di violenza ai danni di disabili se si tratta di botte e percosse. O di discriminazione, o  di violenze psicologiche. Quando invece c’è in ballo il sesso si preferisce glissare, a volte anche per una sorta di “eccesso di rispetto”. Di fatto il tema sesso e disabilità è ancora un tabù. Per questo motivo ho presentato in Parlamento un ddl per chiedere l’istituzione dell’assistente sessuale.

Quali sono gli ambienti più a rischio?
Le violenze avvengono per lo più in famiglia o comunque da parte di persone “fidate” come vicini di casa e a volte anche assistenti. Le donne con deficit motori sono infatti assistite quasi sempre da uomini. Ci vuole forza per poterle sollevare e questo le espone maggiormente al rischio di abusi.

In occasione della Giornata Mondiale contro la Violenza Sulle Donne ha lanciato sui social questa foto che la ritrae con gli occhi bendati
La persona disabile ha bisogni sessuali di cui non si parla mai e che non vengono presi mai in considerazione. Non si considera la persona nella sua totalità. Prendendo in considerazione anche altri ambiti, per esempio, è difficile che donne disabili o con ritardi mentali vengano sottoposte a screening per la prevenzione contro il tumore al seno. Per parlare di sessualità e disabilità, e quindi riuscire anche a denunciare gli abusi, ci vuole una trasformazione culturale. Ci vuole maggiore attenzione alla fisicità. Ci sono per esempio donne con ritardi mentali dal fisico prorompente e dalla sessualità spiccata che andrebbero tutelate e protette. Bisogna voler riconoscere che anche i disabili hanno bisogni sessuali, per questo ho presentato, insieme ad altre colleghe, il ddl sull’assistente sessuale, un professionista formato per aiutare le persone con disabilità a vivere la propria sessualità ma anche ad educarli alla sessualità e all’affettività. Spesso ci si trova di fronte a madri – e questa è un’ennesima forma di violenza nei confronti delle donne – costrette a insegnare l’autoerotismo ai propri figli.

Uomini e donne disabili hanno le stesse difficoltà?
All’uomo disabile il bisogno di appagare il proprio desiderio sessuale è in qualche modo riconosciuto, le donne sono invece considerate asessuate. Per noi è anche più difficile trovare un compagno. L’uomo cerca una donna accudente, che gli prepari la cena, gli stiri le camicie. Quando invece è la donna ad avere bisogno di essere accudita allora il maschio, più facilmente, si tira indietro.

Sorgente: Disabilità: quella violenza sulle donne che non fa notizia – Io Donna

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