Al Forum della Non Autosufficienza si parlerà di segregazione della disabilità

20 novembre 2017

Oggi, mercoledì 22 e domani, giovedi 23 novembre al Centro Congressi Savoia Hotel di Bologna ci sarà la nona edizione del Forum della Non Autosufficienza (e dell’autonomia possibile), organizzata da Maggioli Editore, importante appuntamento nazionale rivolto in particolare ai professionisti e agli operatori dei servizi alla persona.
Strutturata in sessioni plenarie e workshop, la manifestazione prevede numerosi convegni e incontri su temi concernenti i vari àmbiti operativi del settore, tanto da configurasi come una vera e propria lettura a trecentosessanta gradi dell’orizzonte che si pone di fronte a coloro che si occupano di lavoro di cura.

Rimandando i Lettori al ricco programma del Forum (disponibile a questo link), segnaliamo qui quello che ci sembra un workshop di particolare interesse, in programma nel primo pomeriggio di domani, giovedì 23, intitolato Il manicomio nascosto. Indagine sulla segregazione della disabilità in Italia.
Moderato da Ciro Tarantino dell’Università della Calabria, condirettore del CeRC (Centre for Governmentality and Disability Studies “Robert Castel”) dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e componente della Direzione Editoriale di «Minority Reports – Cultural Disability Studies», l’incontro servirà a presentare un lavoro di ricerca sul tema indicato nel titolo, promosso nell’àmbito FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), a ricaduta dell’approfondito lavoro svolto dalla Federazione stessa e culminato nella Conferenza di Consenso del giugno di quest’anno, intitolata Disabilità: riconoscere la segregazione (evento ampiamente documentato dal nostro giornale).
Particolarmente autorevoli gli interventi previsti, che saranno quelli di Pietro Barbieri, attuale coordinatore di quello stesso Comitato Tecnico-Scientifico, membro del CESE (Comitato Economico e Sociale Europeo), oltreché a lungo presidente della FISH e già portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore e di Giovanni Merlo, direttore della LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità), componente lombarda della FISH.
In parallelo è prevista la presentazione del libro che renderà conto della ricerca, intitolato anch’esso Il manicomio nascosto. Indagine sulla segregazione della disabilità in Italia, di prossima uscita per Maggioli, a cura di Giovanni Merlo, e Ciro Tarantino.
Ne presentiamo in anteprima, nel box in calce, la Prefazione scritta da Pietro Barbieri.

Da segnalare, in conclusione, che ai partecipanti al workshop verrà dato in omaggio il volume Disabilità: servizi per l’abitare e sostegni per l’inclusione (Maggioli, 2016), curato da Carlo Francescutti, Marco Faini, Serafino Corti e Mauro Leoni. (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti sul Nono Forum della Non Autosufficienza (e dell’autonomia possibile): Francesco Sinibaldi, responsabile editoriale Area Sociale-Sanità-Scuola di Maggioli Editore (francesco.sinibaldi@maggioli.it).

La segregazione della disabilità in Italia. Un tema rimosso
di Pietro Barbieri
(Prefazione a “Il manicomio nascosto. Indagine sulla segregazione della disabilità in Italia”, di prossima uscita per Maggioli Editore)
La lingua italiana offre diverse parole per descrivere l’isolamento e l’esclusione dai rapporti o dai contatti con altri. Trattando di persone con disabilità, la più comune è “istituzionalizzazione”, quando si intende esprimere l’internare una persona in un luogo fisico, un edificio, dal quale per esse non è prevista la libertà di uscire come, ad esempio, da un’abitazione.
“Istituzionalizzazione” ha una sua efficacia, benché difficilmente dissimuli una curvatura tecnica poco comprensibile ai più, e porta con sé anche un’ambiguità di fondo, ovvero il significato di legalizzazione e riconoscimento: “istituzionalizzare” può anche significare che un servizio per persone con disabilità, magari innovativo e pertanto inclusivo, estraneo al sistema pubblico, venga regolato e sostenuto con risorse pubbliche.
Di recente abbiamo acquisito un altro termine di provenienza anglofona e francofona: “segregazione”. Negli idiomi citati, “segregazione” ha il significato unico e senza equivoci di separare una parte dalla massa, dal tutto; viene coniato e si applica all’esecuzione delle pene restrittive, significando l’atto dell’autorità giudiziaria che in rappresentanza dello Stato e della Legge dispone un procedimento delicato e abnorme con una decisa limitazione delle libertà individuali e quindi la detenzione.
L’ulteriore applicazione del termine si ricorda in campo razziale, ovvero quando uno Stato ha fisicamente imposto ex lege a un gruppo etnico una rigida separazione da un altro nei quartieri, nei luoghi di ritrovo, nelle scuole, nell’accesso alle professioni e a cariche pubbliche, nei mezzi di trasporto pubblici eccetera.
In entrambi i casi è sempre un’autorità statuale a determinare la restrizione della libertà individuale e sempre in attuazione di una Legge. Un atto d’imperio ovvero il “sommo potere delle più alte autorità militari o anche civili” costituisce una forma di dominio e di supremazia di coloro che comandano poiché è insito nell’autorità statuale esercitarlo. Ogni grado di squilibrio nell’esercizio di quel potere contribuisce a definire il regime di governo dello Stato, più o meno dispotico, più o meno democratico.
Nel caso della nozione di segregazione, però non ci sono ambiguità. È diretta e comunica a tutti senza equivoci la separazione e l’isolamento coatto. È anche un concetto più esteso, ovvero l’internamento in un carcere, tanto quanto l’esclusione dall’accesso ai luoghi di vita di tutti.
Si attaglia decisamente meglio, quindi, alla questione che riguarda le persone con disabilità e a tutti coloro che vivono l’internamento imposto per assenza di altre possibilità e l’impossibilità di vivere come e dove vivono gli altri. Non a caso, durante la discussione della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità nell’Ad Hoc Commettee delle Nazioni Unite [organismo che ha elaborato la Convenzione ONU, N.d.R.], risuonava un atto di accusa ai rappresentanti dei Paesi che la componevano: le persone con disabilità sono in regime di detenzione senza aver commesso alcun reato.
Il lavoro della Conferenza di Consenso promossa dalla FISH va nella direzione di farsi carico del sopruso operato dalle autorità pubbliche nell’impedire il pieno godimento delle libertà individuali da parte delle persone con disabilità, interpretando l’accusa della società civile organizzata, ribadita più volte nel Palazzo di Vetro, quartiere generale delle Nazioni Unite.
D’ora in avanti si tratta di misurare la qualità della democrazia del nostro Paese.

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