Anziani e disabili legati a letti e termosifoni alla casa di riposo? “Mancava il personale”

27 settembre 2017

Anziani che venivano legati a letti, sedie, poltrone e termosifoni con cinghie di contenzione anche quando erano tranquilli e non davano in escandescenze, lasciati così per lunghi periodi anche in spazi comuni della casa di riposo per anziani e pazienti psichiatrici. Il motivo di tutto questo? I risparmi sul personale, che agli occhi degli inquirenti era visibilmente insufficiente. Insomma, impossibile badare a tutti quegli anziani – una trentina in tutto, la gran parte non autosufficienti e con gravi patologie degenerative – e quindi la soluzione più facile sarebbe stata quella di impedir loro di muoversi. È la base su cui si muove l’inchiesta della Procura di Forlì (pm Filippo Santangelo) che ipotizza il reato di maltrattamenti all’Opera San Camillo di Predappio, storica struttura per anziani del paese.

Le immagini choc
Le immagini girate dalle telecamere nascoste della Polizia sono significative: anziani in quel momento mansueti “ammanettati con bende al letto come in una crocefissione”, relaziona il dirigente della Squadra Mobile della Questura di Forlì, Mario Paternoster. In un altro caso un ospite veniva lasciato legato ad un termosifone solo perché voleva fumare. Altre immagini – raccontano sempre gli inquirenti – riprendono un anziano legato ad una poltrona che è costretto a sollevare tutta la sedia per recarsi in bagno. Per questo la Polizia di Stato ha dato esecuzione ad un’ordinanza applicativa della misura cautelare interdittiva della sospensione dall’esercizio del pubblico servizio, emessa dal G.I.P. del Tribunale, nei confronti di un religioso di 60 anni, direttore della struttura socio assistenziale “Opera San Camillo” di Predappio, e della sua più stretta collaboratrice, una donna quarantenne, in quanto ritenuti in concorso responsabili del reato di maltrattamenti nei confronti di anziani pazienti. Sostanzialmente i due denunciati sono liberi e non soggetti a misure di limitazione della loro libertà, ma non possono in alcun modo esercitare la loro attività lavorativa alla casa di riposo.

Il blitz
Le microcamere della Polizia hanno documentato tali azioni almeno nei confronti di 5-6 ospiti ed anche al momento del blitz di martedì mattina alle 6.30 un anziano si trovava già contenuto con una fascia che lo bloccava all’addome. I poliziotti hanno fatto irruzione in quell’orario appositamente per il cambio turno. La notte, spiegano dalla Squadra Mobile, era stata coperta solo da due addetti, impiegati nell’accudimento di una trentina di ospiti malati gravi dislocati su due piani. E altri due sono quelli entrati in servizio per il turno mattutino.

La casa di cura in questione rappresenta una delle 13 sedi presenti in Italia della “Fondazione Opera San Camillo” nata nel 2008 per la cura dei pazienti anziani e disabili. L’attività d’indagine, condotta dai poliziotti del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato con gli agenti della Squadra Mobile forlivese, ha permesso di accertare come gli anziani pazienti fossero sistematicamente sottoposti a pratiche ritenute illegali di contenimento, come l’essere legati per ore dai polsi, dalle caviglie o dall’addome a supporti, tipo letti, sedie, termosifoni e divani, che impediva loro di potersi muovere liberamente o di andare in bagno.

Il contenimento abusivo
L’indagine ipotizza che gli indagati avessero optato per delle forme abusive di contenimento appunto per sopperire alla carenza di personale specializzato ed adibito all’assistenza socio-sanitaria. Durante l’attività esecutiva dei provvedimenti sono state sequestrate numerose cartelle cliniche, sono stati perquisiti tutti i locali della struttura e sentite numerose persone informate sui fatti così da circostanziare le modalità delle pratiche illegali utilizzate. La contenzione era stata esplicitamente autorizzata dai famigliari degli anziani, come previsto per legge, e risulterebbero anche le autorizzazioni mediche per applicare lacci e fasce (quest’ultimo aspetto documentale è ora oggetto di approfondimento da parte degli inquirenti). Eppure le immagini registrate dalla Polizia sembrano indicare tutt’altro: l’applicazione delle fasce non avveniva, come permesso dalla normativa, durante fasi di esplosioni di rabbia e pericolo per l’operatore sanitario, ma solo per l’assenza di persone adibite all’assistenza. “Si immagini quale trauma psicologico possa comportare ritrovarsi così ristretti nei movimenti anche in una situazione vigile, pur nella malattia mentale”, commenta Paternoster.

L’indagine
L’indagine ha preso il via all’inizio dell’anno, quando arrivano le prime segnalazioni da parte di una lavoratrice in disaccordo con questi metodi inutilmente coercitivi. Nelle intercettazioni ambientali emergerebbe chiaramente che il direttore della struttura li giustifica con le carenze di organico. La Squadra Mobile in questa fase non ha preso provvedimenti nei confronti del personale che fisicamente operava o assisteva a queste pratiche ritenute illecite, se non nei confronti del “braccio destro” del direttore, in attesa di ulteriori approfondimenti.

Il materiale filmato dalla Polizia è stato raccolto nel corso della primavera e dell’estate ed è stato visionato e periziato man mano da esperti nominati dalla Procura, dando così una consulenza qualificata agli investigatori, ad indagini ancora aperte. Anzi, sono stati gli stessi medici consulenti della Procura ad indicare  un supposto uso spropositato della contenzione alla “San Camillo”. Nessuna segnalazione è invece giunta da familiari dei pazienti, in quanto – secondo quanto spiegato in conferenza stampa – o gli ospiti in quei momenti venivano liberati oppure veniva argomentato che poco prima avevano dato in escandescenze.

La struttura, che si trova lungo la provinciale di Predappio a un centinaio di metri dal Comune, è privata, gestita dall’ordine religioso dei Camilliani, accreditata dalla Regione. Una trentina di letti sono gestiti dall’Ausl Romagna, mentre un’altra decina sarebbero quelli gestiti fuori convenzione, in modo privatistico. Recita la presentazione sul sito: “L’Opera San Camillo nasce nel 1950 su iniziativa dei religiosi camilliani per accogliere bambini affetti da TBC provenienti da tutta Italia. Nel 1973 la  Provincia di Forlì, riconosciuto il ruolo fondamentale dei Camilliani nel territorio, gli affida il servizio di accoglienza ed accompagnamento dei pazienti psichiatrici anche quelli dimessi dai  manicomi.  Oggi la struttura accoglie 40 malati psichiatrici che assiste, cura e riabilita. La struttura è divenuta una struttura psichiatrica residenziale a trattamento socio-assistenziale ed anche socio-riabilitativo”.

L’ispezione sanitaria
Viste le precarie condizioni igieniche individuate dalla Polizia è stata allertata l’Ausl che poche ore dopo, già nella mattina di mercoledì, è arrivata nella struttura di Predappio per un’accurata ispezione sanitaria. L’ispezione è stata quindi estesa dal personale medico anche allo stato di salute degli anziani ospiti e nel pomeriggio si è tenuto un vertice per fare il punto della situazione con la Regione.

Gestione provvisoria
La Polizia di Stato ha provveduto, inoltre, a far nominare immediatamente un nuovo direttore da parte dell’Opera San Camillo, al fine di garantire un regolare funzionalità della struttura, almeno provvisoria, in attesa di ulteriori ed eventuali provvedimenti da adottare. La Procura, infatti, ha ritenuto molto difficoltoso e disagevole per gli anziani ospiti, disporre una chiusura della casa di riposo, e per questo ha chiesto alla fondazione religiosa che la gestisce di garantire la piena assistenza alle persone presenti.

Il religioso sospeso è una figura conosciuta a Predappio, non solo nel suo ruolo di referente della casa di riposo psichiatrica, ma anche perché, alla bisogna, spesso sostituiva il parroco del Paese per officiare la messa in parrocchia.

Il comunicato della Fondazione San Camillo
La Fondazione Opera San Camillo, ente gestore della struttura “Opera San Camillo” di Predappio, centro socio-riabilitativo residenziale e semiresidenziale per pazienti psichiatrici, “appresa con stupore la notizia del coinvolgimento del Direttore e di una collaboratrice della struttura nelle indagini per i gravi fatti annunciati dai mass media, ha immediatamente avviato i necessari accertamenti interni anche designando un nuovo direttore”, spiega in una nota l’amministratore delegato Andrea Pantò. Che continua: “La Fondazione collabora con la massima disponibilità e trasparenza con gli inquirenti che stanno svolgendo le dovute indagini per l’accertamento dei fatti. La Fondazione Opera San Camillo, nel confermare la disponibilità al fine di fornire qualunque elemento utile a chiarire quanto accaduto, fiduciosa dell’operato del personale coinvolto che da anni opera presso la struttura di Predappio, auspica che venga fatta piena chiarezza in merito”.

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