Operazione Urla silenziose: le terribili umiliazioni subite dalla paziente affetta da Sla

13 luglio 2017

“Il reparto lo comandiamo noi”. Un atteggiamento arrogante e autoritario quello che gli investigatori del Nisa hanno riscontrato in alcuni dipendenti del Centro Clinico “San Vitaliano”, che avrebbero sottoposto ad una paziente affetta da Sla continue mortificazioni ed imposizioni. La più crudele di tutte era quella di impedire alla paziente disabile di utilizzare il dispositivo elettronico che, intercettando il movimento delle pupille, consentiva alla donna di muovere il cursore sullo schermo e riprodurre testi per comunicare con l’esterno. Il monitor le veniva spesso spento, o spostato in modo da non potere essere utilizzato, o manomesso: così la paziente, una donna colta, intellettivamente attiva e lucidissima, veniva privata non solo della sua voce, ma anche della possibilità di impiegare il suo tempo attraverso attività quali la lettura, le ricerche su internet, telefonare ad un amico o ad un parente, leggere e scrivere e-mail. Senza il comunicatore elettronico la paziente era costretta, immobile nel suo letto, a fissare una parete, e non poteva neppure chiedere assistenza agli operatori. Davano fastidio ad infermieri e Oss, ad esempio, le richieste di intervento della donna, che veniva insultata e derisa: “si, iu u monitor tu mintu però … se tu usi il monitor e continui a chiamare io te lo tolgo sino a stasera lo vuoi per compagnia se non no arrivederci perché è giusto così lo sai usare il monitor lo usi come si deve è un no allora… “. se cuminci natra vota a chiama tu cacciu, se continui ti laiu già cacciatu u monitur”.  “… vedi che ti caccio il monitor oggi hai rotto abbastanza … e ci aggiustiamo per la seconda volta e la terza ti caccio il monitor così non parli”.

Persecuzioni e vessazioni
La donna, scrive il gip nella sua ordinanza, era sottoposta ad un “complesso di attività persecutorie e vessatorie, a durevoli sofferenze morali”.  Perfide vessazioni, vere e proprie torture registrate dal Nisa, e finite nel fascicolo dell’inchiesta “Urla Silenziose”  coordinata dal Procuratore Nicola Gratteri, dall’aggiunto Vincenzo Luberto e dal sostituto Stefania Paparazzo, sfociata nell’ordinanza di applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari emessa dal gip Barbara Saccà nei confronti di 9 persone, tra cui un medico, infermieri e personale sanitario del Centro Clinico specializzato nel trattamento della Sclerosi Laterale Amiotrofica. L’ordinanza è stata notificata ad Emanuela Caporale, di 41 anni, di Lamezia Terme; Elena Denisia Rosu, 39enne nata in Romania;  Giacinto Muraca, 38enne nativo di Soveria Mannelli; Tonino Bria, 35enne nato a Cosenza; Antonio Di Bari, 29enne nato a Cosenza; Giovanni Presta, 55enne di San Lucido; Donatella Folino Gallo, 29enne nata a Soveria Mannelli; Caterina Ester, 30enne nata a Cosenza; al medico Giuseppe Rotundo, 39enne di Catanzaro.

Le indagini sono partite dalle denunce della donna, immobilizzata fisicamente a causa del progredire della malattia, ma perfettamente lucida e consapevole.

L’aspetto più drammatico della Sla – evidenziano gli stessi magistrati –  è rappresentato dal fatto che la persona che ne viene colpita, pur vedendosi progressivamente bloccare tutti i muscoli, non perde, nemmeno nella fase finale, la capacità di pensare e relazionarsi e rimanendo perciò cosciente della sua condizione fino all’ultimo; sostanzialmente la mente resta vigile, ma prigioniera in un corpo sempre più immobile.

Secondo l’accusa, gli indagati hanno posto in essere nei confronti della donna una condotta connotata da atti di scherno, disprezzo e intimidazione, ma anche di trascuratezza e di indifferenza avverso i bisogni di una paziente non autosufficiente, immobilizzata nel proprio letto e senza alcun supporto nemmeno da parte dei familiari.

Le mail di denuncia
La donna ha utilizzato il comunicatore per inviare delle email di denuncia delle vessazioni subite ad un notaio e ad alcuni avvocati, che hanno presentato esposto in Procura. Nelle sue email la donna implorava continue richieste di aiuto, lamentando di essere maltrattata dal personale del centro clinico e, pertanto, di trovarsi in una situazione di sofferenza provocata dai comportamenti di disprezzo della sua persona e di assoluta indifferenza verso i suoi bisogni di cura ed assistenza. Comportamenti, questi, per nulla occasionali.  “Per maltrattamenti – scrive la donna – intendo che psicologicamente mi hanno demolita, c’è un medico in particolare tolgono monitor e quindi la parola e ridono i medici tanto poi la aspiriamo facendomi riempire di muchi”.

La stessa vittima ha denunciato agli inquirenti diversi episodi, tra cui uno relativo alla manomissione del comunicatore. Le successive indagini condotte anche attraverso una intensa attività intercettiva hanno riscontrato che la donna  veniva sottoposta ad atteggiamenti umilianti da parte del personale sanitario, soprattutto quando chiedeva un loro intervento, ma anche di fronte ai bisogni primari. Tutti episodi registrati grazie all’utilizzo delle intercettazioni ambientali e ripresi dalle telecamere piazzate dal Nisa all’interno della clinica.

Le conversazioni
“Guà si nun ti cci’hanno volutu ti ci mandu io … tu giuru, ti faccio fare andata e ritorno … andata senza ritorno … u sa cchi vo ddire andata senza ritorno … pensa!”. Parlando con il dottore nella stanza della paziente, uno degli infermieri si riferiva alla donna: “se oggi fa così, tra tre secondi io le sposto il monitor … speriamo che non la fa più all’inferno non l’hanno voluta”. Un altro sanitario è stato registrato mentre scherniva la paziente dicendole: “ridi? Ti diverti? Io mi diverto fuori da qua”, ed in un’altra occasione le diceva: “tu mangi perché ci siamo noi”. E un altro ancora teneva più volte nei confronti della donna un atteggiamento autoritario , minaccioso e denigratorio, in particolare le spostava il comunicatore dicendole contemporaneamente “… nun cumíncià a sunà si nu tu spaccu”, e in un’altra occasione, con riferimento al comunicatore esclamava “non si può cacciare? A che cazzo serve”.
E poi c’erano gli insulti, quando la donna necessitava di essere pulita. Agghiaccianti le frasi di un infermiere rivolte alla donna: “puzzi, ragli comu ‘a ciuccia”, “sei grassa quantu na ciuccia per me puoi ragliare”. Lo stesso che, in una occasione entrando nella stanza della paziente, vedendola con la testa piegata ed il monitor non calibrato, le diceva di aspettare in quanto doveva andare a bere un sorso di acqua, lasciandola con la testa reclinata; in un’altra occasione mentre la paziente, priva del comunicatore, continuava a piangere, si rivolgeva alla stessa affermando “si vai vai quando finisci… tanto tu non ci sai stare con il monitor vai vai ti ho aspirato nemmeno mezzora fa”. In diverse occasioni, intervenendo a seguito delle richieste di assistenza della paziente, omettendo di chiedere di cosa avesse bisogno, l’infermiere la minacciava reiteratamente di staccarle il comunicatore e talvolta lo staccava, pronunciando le seguenti frasi: “Tu staccu”, “e chi cazzu”, “taiu aspiratu taiu sistematu e continui”.
Gli operatori sanitari – secondo gli inquirenti – hanno agito con inciviltà, mancanza del sentimento di umanità e assoluta mancanza di rispetto delle regole dello Stato e in particolare di quelle regole che guidano l’esercizio della professione sanitaria.
Nessun timore delle denunce
Anche il medico del reparto di degenza per i pazienti affetti da Sla, Giuseppe Rotundo, secondo l’accusa dava disposizioni ad infermieri ed Oss perché spegnessero il comunicatore, e invitava la stessa donna a “riposarsi dal monitor, perché troppi campanelli fanno perdere l’udito”. Dalle intercettazioni emerge che le denunce della donna non lo intimorivano:  “Addirittura Gip o Gup! Una cena e spieghiamo come funziona e come va la vita”. Oppure: “lei ha provato con mail denunce e ha visto che non funziona… perché non prova con sorrisi”.
Frasi sprezzanti, che puntavano ad umiliare la donna e a spegnere persino la sua speranza di potere uscire, attraverso le sue coraggiose denunce, da quel terribile inferno.

Sorgente: Operazione Urla silenziose: le terribili umiliazioni subite dalla paziente affetta da Sla – Catanzaroinforma.it

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