Nidi, la Regione: «Niente maestre con precedenti per maltrattamenti»

31 Maggio 2017

BOLOGNA – Chi ha precedenti per maltrattamenti, condanne o patteggiamenti, non potrà lavorare nei nidi dell’Emilia-Romagna. È l’obbligo per i gestori che la Regione inserirà nella prima direttiva attuativa della legge riforma dei servizi 0-3, anche per correre ai ripari dopo il nuovo caso di violenze sui bambini da parte delle maestre in un nido di Piacenza.

Lo spiega la vicepresidente Elisabetta Gualmini, in una risposta letta oggi in Assemblea legislativa dall’assessore Palma Costi all’interrogazione della consigliera regionale Pd, Katia Tarasconi. «Abbiamo intenzione di inserire nella prima direttiva attuativa della legge – scrive Gualmini – oltre a quanto previsto dalle norme statali sul contrasto pedo-pornografia, l’obbligo per il gestore di avvalersi esclusivamente di persone che non siano state condannate né abbiano patteggiato per il reato di maltrattamenti di minori».

I gestori dei nidi avranno anche l’obbligo di stilare un piano di prevenzione dello stress da lavoro correlato, il cosiddetto burn-out.

Quanto alla videosorveglianza nei nidi, Gualmini ribadisce la posizione espressa qualche giorno fa. «Come Giunta – ricorda la vicepresidente – abbiamo sempre ritenuto che le telecamere h24 possono minare il rapporto di fiducia come le migliaia di educatrici che svolgono correttamente il loro compito. Possiamo però discutere del tema senza pregiudizi», ma allo stesso tempo «senza scorciatoie dettate dall’allarmismo», ammonisce Gualmini. Anche perché, le telecamere «lasciano comunque zone d’ombra» e, in ogni caso, «non è realistico pensare che la tecnologia possa sostituirsi al lavoro di equipe, all’osservazione quotidiana e alla relazione quotidiana con le famiglie». Sulla stessa linea anche Tarasconi. «C’è bisogno di interrogarsi sulla videosorveglianza – condivide la democratica – ma le telecamere non sono l’unica soluzione. Servono risposte ponderate e non agire d’impulso». Ad esempio, suggerisce Tarasconi, «si potrebbe prevedere solo la possibilità di installare telecamere nelle strutture e non l’obbligo».

Sorgente: Corriere di Bologna

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