Stella Maris, ora si promettono le telecamere

8 Marzo 2017

FAUGLIA L’incontro di lunedì 6 febbraio tra i genitori dei giovani pazienti seguiti nella struttura di Montalto di Fauglia della Stella Maris e il direttore generale della Fondazione, dottor Roberto Cutajar, non è stato dei più semplici. Era la prima volta che le famiglie avevano la possibilità di fare il punto sulla vicenda dei presunti maltrattamenti avvenuti ai danni dei disabili che frequentano la sede distaccata dell’istituto di riabilitazione che ha sede a Calambrone. I genitori avevano molte cose da dire. Tante volte i loro figli negli ultimi tempi sono tornati a casa con vistosi lividi sul corpo e ogni volta che avevano provato a chiedere una spiegazione si erano sentiti dire che i loro ragazzi avevano litigato tra di loro e si erano picchiati.

Molti poi avevano avuto dei sospetti, c’era chi aveva chiesto di installare le telecamere. Ma non era stato facile abbattere il muro alzato dai responsabili del centro. Le certezze si sono poi sgretolate dopo che le telecamere nascoste, piazzate nel refettorio dai carabinieri del reparto investigativo del comando provinciale, sono riuscite a mostrare una realtà cruda, difficile da accettare per gli stessi vertici della Fondazione, che resta un punto di riferimento per numerose famiglie con figli affetti da disabilità neuropsichiche. Gli stessi genitori degli oltre venti pazienti che sono stati oggetti di vessazioni e maltrattamenti sono i primi a chiedere che la struttura resti aperta e a ringraziare gli operatori e gli educatori non coinvolti. «Alcune sono persone speciali – dice la madre di uno dei ventenni che è stato preso di mira e che abbiamo incontrato all’uscita dalla Stella Maris – hanno modi di fare gentili. Non vogliamo generalizzare, anche se purtroppo il problema dei maltrattamenti c’è ed è grave».

Le scuse del direttore. Per prima cosa, il direttore generale della Stella Maris, Cutajar, ha letto l’informativa che la Procura della Repubblica ha inviato all’istituto quando sono state notificate ai quattro educatori le misure che prevedono la loro sospensione per un anno dal servizio. Ha letto i nomi degli operatori sospesi, Stefano Pasqualetti, di Terricciola, Ugo Caroti, di Fauglia, Giovanni Salvadori, di Pisa, e Matteo Parenti, di Cascina. Quando i genitori hanno espresso tutta la loro rabbia per come sono andate le cose, il direttore generale – già lo aveva fatto il giorno in cui era diventata pubblica la notizia dell’inchiesta – si è scusato con le famiglie. «Si è detto dispiaciuto – raccontano alcuni genitori – e quando alcuni gli hanno fatto presente che il centro di Montalto è sempre stato considerato di serie B rispetto alla sede principale di Calambrone il direttore ha risposto che effettivamente nell’ultimo periodo non ha trascorso molto tempo a Fauglia ma che da ora in poi sarà in questa struttura almeno due volte alla settimana». Ha anche spiegato che la Fondazione si sente danneggiata, sarà parte civile al processo. Il danno di immagine conseguente all’inchiesta, anche se i vertici sono estranei ai fatti contestati, è inevitabile. E il direttore ha ammesso con i genitori che in questi giorni sono stati disdetti alcuni appuntamenti da parte di famiglie che arrivano da fuori provincia.

Le telecamere. Già dalla scorsa estate le famiglie, soprattutto chi si era accorto che nel centro stava succedendo qualcosa di poco chiaro, avevano chiesto le telecamere. Ieri la Fondazione ha promesso che a breve saranno installate. Questo consentirà di aumentare il senso di sicurezza degli stessi genitori. «Le telecamere messe dai carabinieri ci dicono cosa è successo nel refettorio – spiegano alcuni genitori – ma molti di noi si chiedono cosa possa essere successo nelle camere, la notte. Insomma, siamo molto colpiti da questa vicenda». I timori. Se i genitori delle vittime dei presunti maltrattamenti sono annichiliti dal dolore e chiedono di accertare i fatti, ce ne sono altri, come il padre di un minorenne che incontriamo davanti alla struttura, che reagiscono malamente non volendo parlare con i giornalisti e cercando di allontanarli.

L’inchiesta. C’è attesa ora per quelle che saranno le decisioni del tribunale sia nei confronti di altri cinque indagati per i quali è stata chiesta la sospensione che nei riguardi dei quattro già sospesi che hanno chiesto un’attenuazione della misura. Le famiglie chiedono di conoscere i nomi anche degli altri indagati e che la Fondazione li allontani al più presto dalla struttura.

La foto di una bimba picchiata. Non sono mancate lamentele nei confronti di uno dei quattro già sospesi, che era già stato al centro di una vicenda simile in un altro istituto sempre della Stella Maris e trasferito a Montalto. E di un altro educatore sospeso che in questi giorni ha pubblicato sul suo profilo Facebook la foto di una bambina con il volto tumefatto per dire no alla violenza sui minori. «Ci siamo sentiti presi in giro. I nostri figli non sono minorenni, è vero, ma hanno gravi patologie e sono ancora più indifesi. Comprendiamo le difficoltà che si possono incontrare nell’assistenza, ma non ci possono essere giustificazioni».

Il percorso partecipato. Le famiglie sono state convocate per una riunione di carattere organizzativo legata ai servizi. La prima di una serie. Le famiglie incontreranno la direzione una volta alla settimana almeno nella fase della gestione del post-inchiesta.

Sorgente: Stella Maris, ora si promettono le telecamere – Cronaca – il Tirreno

© Riproduzione riservata

Categoria: Iniziative
Tag: , , ,