Vercelli, nuovi abusi denunciati nell’ex clinica di Mamma Ebe

20 Febbraio 2016

Strattoni, pugni e umiliazioni di ogni tipo. E ancora pazienti legati e costretti a terra e calpestati dagli operatori. Schiaffi e colpi inferti con manici di scopa e chiavi. Alcuni venivano chiusi per ore nelle proprie stanze dagli infermieri che, poi, ignoravano le sofferenti richieste di aiuto. I più fortunati andavano in giro con i pantaloni abbassati, i meno venivano fatti picchiare da altri pazienti mentre i paramedici, immobili, si “godevano lo spettacolo”. Per gli altri invece c’erano insulti pesanti come “Sei una piccola m.” e minacce “Ti ammazzo”. Botte date dagli operatori perché venivano disturbati mentre guardavano la televisione, o solo per divertimento. Persone sdraiate a terra e su cui gli operatori camminavano. Accadeva tutto al piano rialzato della struttura, e soprattutto avveniva di notte.

Il quadro che emerge dalla casa di cura della Consolata di Borgo d’Ale sembra quello di una casa degli orrori. Tanto che questa mattina in Procura a Vercelli altri genitori si sono fatti avanti per denunciare gli abusi sui loro figli disabili. Quelle immagini che hanno fatto il giro della rete e li hanno convinti che quei lividi sui corpi dei loro figli, affidati alla Consolata di Borgo d’Ale, di proprietà da sei anni di Sereni Orizzonti, cooperativa con sede a Udine guidata da Valentina Bortolussi, per essere curati, erano segni di violenze crudeli e gratuite e per il quale sono finite in manette 18 persone, 14 donne e 4 uomini accusati di maltrattamenti, abbandono e sequestro di persona. Tutto aggravato dalla crudeltà. Tra i denunciati c’è anche il responsabile della struttura, il direttore Bronzolo Alberto. Indagini, per ora, con perquisizioni sono state fatte all’Asl di Vercelli e commissione di vigilanza guidata dalla dottoressa Gallone: obiettivo è capire se c’è stata un’omissione di controllo verso la struttura.

Nella casa di cura che era stato il quartiere generale di Mama Ebe , all’anagrafe Gigliola Ebe Giorgini, oggi ottantatreenne e fondatrice dell’Ordine di Gesù Misericordioso (una catena di “case di cura” con 15 sedi), “santona” salita alla ribalta delle cronache nella prima metà degli anni ’80, condannata nel 2008 a sette anni per esercizio abusivo della professione medica e per truffa ai danni dei suoi pazienti, ai quali prometteva la guarigione dietro congruo compenso, i poliziotti ci sono tornati ieri pomeriggio. In fretta e furia visto che i lavori di ristrutturazione avviati nella struttura e il ritrovamento di una delle telecamere nascoste stavano per far saltare l’operazione che andava avanti dallo scorso agosto. Quelle stesse telecamere che hanno permesso di riprendere le vessazioni a cui i malati, tutti disabili, venivano sottoposti. Giorno e notte. Festività comprese.

Eppure nessuno aveva creduto al padre di una delle ragazze che aveva osservato quegli strani segni sul corpo della figlia, disabile al 100%. Anche le forze dell’ordine erano state titubanti quando hanno installato la telecamera nella sua stanza. ”Quando l’andavo a trovare – ha raccontato il padre alle forze dell’ordine – le ho trovato sul corpo diversi segni. Mi avevano raccontato di scivoloni e cadute che si procurava per disattenzione. Ma non ci ho creduto”.

Poi la scoperta: le botte e le urla che provenivano anche dal corridoio. Così la polizia guidata dal dirigente Papulino, coordinata dal procuratore di Vercelli Davide Pretti, ha fatto installare le telecamere su tutto il piano e scoperto che quella in cui i pazienti dovevano essere curati era in realtà una vera e propria clinica degli orrori. Riprese che sono andate avanti per mesi e che hanno permesso di rilevare più di 300 episodi di violenza sui pazienti che hanno dai 20 agli 80 anni. Immagini brutali e crudeli in cui i malati venivano vessati e umiliati. In manette così sono finiti Maddalena Concua 59enne e Mariella Agnello a 58enne entrambe di Cigliano, come anche er Wlodzimier Winkler (52). E ancora Sigard Annik di Alice Castello (58) e Mario Solinas residente a Vercelli (48 anni), Valbona Bacova di Alice Castello (47), Carmela Catalano (55), Silvia Modica di Livorno Ferraris (54), Simona Blegu (47) e Sara Zorzetto (47), Marta Barbieri di Maglione (61). Ai domiciliari invece Franca Ricco , Karima Gibaja e Giovanna Maffeo di Alice Castello, Giovannino Dongu di Alice Castello, Patrizia Brunero di Cossano Canavese, Angelo Cillo di Vercelli e Barbara Ciadamidaro di Cigliano.

“Siamo parte lesa – affermano i legali di Sereni Orizzonti Alberto Villarboito e Simone Giacosa -. Siamo estranei ai fatti e l’azienda, chiarita la vicenda e se ci saranno delle condanne, prenderà provvedimenti. Sappiamo di aver rispettato tutti i protocolli”. Una vicenda che porta alla mente un altro episodio analogo avvenuto nel 2014 sempre ad una struttura del Vercellese di proprietà di Sereni Orizzonti: allora la polizia mise i sigilli alla “Domus Alba” di Alice Castello. Anche in quel caso ad essere maltrattati e percossi dagli operatori, tutti rinviati a giudizio dalla procura di Vercelli, erano stati i pazienti disabili, tutti ragazzi dagli 11 ai 17 anni.

Sorgente: Vercelli, nuovi abusi denunciati nell’ex clinica di Mamma Ebe – Repubblica.it

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