…e tu slegalo subito

16 Dicembre 2015

«L’Italia ha rappresentato un modello avanzato di gestione nel processo di restituzione di autonomia alle persone con disturbo mentale, a partire dalla Legge 180 e sino al superamento degli OPG [Ospedali psichiatrici Giudiziari, N.d.R.]. È auspicabile che i passi avanti sino a ora compiuti conducano a ulteriori avanzamenti nella tutela della salute mentale delle persone; è dal rispetto della dignità che nasce l’idea stessa di terapia».

Prende spunto dalle parole pronunciate dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale del 10 ottobre scorso, indetta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità sul tema Dignità e inclusione, la campagna nazionale per l’abolizione della contenzione, denominata …e tu slegalo subito, cui tutti possono aderire.

«Nel nostro Paese – denunciano i promotori dell’iniziativa, nell’appello che in calce pubblichiamo integralmente -, in gran parte dei servizi psichiatrici ospedalieri di diagnosi e cura, la contenzione è pratica diffusa, come denuncia il Comitato Nazionale per la Bioetica. La pratica della contenzione è ben conosciuta negli istituti che si occupano di vecchi e nei luoghi che accolgono bambini e adolescenti. L’illiceità del trattamento è ammessa da tutti e dovunque, anche quando le scarse risorse delle organizzazioni e l’esiguo numero di personale fanno apparire inevitabile il ricorso alle» fasce».

E ancora: «L’uso delle fasce, dei letti di contenzione, sopravvissuto alla chiusura dei manicomi, è la prova più chiara e scandalosa di quanto sia ancora viva l’immagine del matto pericoloso, inguaribile, incomprensibile e quanto sia giustificata, voluta o tollerata, la domanda di controllo, di custodia, di segregazione. In molti dei luoghi della cura si lega ma si fa di tutto per non parlarne».

Diventa dunque «urgente è necessario un cambiamento radicale. Occorre che chi cura e chi è curato sia consapevole dei propri diritti, e li possa agire. Che una comunità informata e partecipe attraversi i luoghi della cura, riconoscendo ciò che accade alle persone nei momenti di maggiore fragilità e dolore. Non possiamo continuare a non interrogarci di fronte a quanto ogni giorno accade e denunciare, rifiutare, disubbidire».

«Che la contenzione sia una pratica illecita, indegna, incivile – è la conclusione dell’Appello – vorremmo non ci fossero più dubbi». (S.B.)

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