Persone straniere con disabilità, alcuni elementi di percorsi biografici

Andare ad incontrare alcune persone straniere con disabilità ci è sembrato il modo migliore per comprendere alcuni elementi del loro percorso sociale e aggirare, nel contempo, tanto la difficoltà di raccogliere dati sul fenomeno, quanto la carenza di studi specifici in riferimento allo scenario italiano. Sono state intervistate ventidue persone. Si tratta di un numero esiguo, che non ha alcuna pretesa di esaustività, né di rappresentare uno scenario da moltiplicare x volte qualora si conoscessero i numeri precisi del fenomeno. Nello spirito di tutto l’impianto di questa ricerca, le informazioni di cui siamo venuti a conoscenza hanno un valore introduttivo, servono a gettare alcuni elementi, alcune basi su cui fondare analisi più approfondite.

Per questo, ci si concentra in queste pagine su quanto emerso nel corso delle interviste, esimendoci da una più fine analisi del fatto che andare ad intervistare una persona, chiunque essa sia, non è mai un’operazione innocua e innocente. Le dinamiche, i pericoli, le deformazioni sono state segnalate da tempo dalle scienze sociali e un volume finalmente uscito mentre si realizzava questa inchiesta lo ha affermato ulteriormente [1]. In questo nostro caso, la necessità di raccogliere informazioni “di base” per avere elementi su cui iniziare ad afferrare il fenomeno disabilità-immigrazione ha prevalso sulla riflessione attorno alle modalità e relazioni della raccolta dati attraverso l’uso di interviste. In queste pagine ci concentreremo dunque sulle argomentazioni emerse nel corso delle interviste, sulla loro capacità di fornirci uno spaccato della condizione di queste persone: i percorsi sociali costruiti attraverso le informazioni che loro stesse ci hanno fornito.

La difficoltà dello strumento dell’intervista è stata in questo caso ulteriore, poiché individuare le persone da intervistare non è stato facile e immediato. Anche questo dato ci dice quanto possa essere complicato affrontare questo tema di ricerca, ma su queste persone ci dice qualcosa in più. Le persone straniere con disabilità sembrano, in genere e per quanto ci è stato possibile osservare, circuitare al di fuori dei classici riferimenti sociali che caratterizzano sia le persone con disabilità sia quelle straniere, ossia le proprie “specifiche comunità”. È un dato che è emerso nel corso delle interviste, come vedremo, ma fin da ora è possibile affermare che anche i rispettivi mondi associativi sembrano essere impermeabili a questa doppia condizione: le associazioni del mondo della disabilità non si occupano di persone straniere (con disabilità), le associazioni del mondo dell’immigrazione non si occupano di persone con disabilità (straniere).

Dopo aver indicato alcune caratteristiche generali del campione delle persone intervistate, il testo si articola in tre parti. Nella prima, attraverso alcune omologie (non certo esclusive), si ricostruiscono alcuni elementi comuni ai percorsi sociali di queste persone. Nella seconda, si forniscono alcuni elementi della loro esperienza sociale emersi a seguito delle domande formulate nel corso delle interviste, centrate sul concetto di discriminazione nella duplice valenza legata alla disabilità e all’essere stranieri. Pur con alcuni elementi di analisi, queste due sezioni lasciano molto spazio ai testi sbobinati delle interviste. A partire da questi racconti autobiografici, e dalla possibilità di individuare alcuni elementi comuni e analogie tra i percorsi sociali di queste persone, verranno formulate alcune brevi conclusioni nella terza parte. Peraltro, alcuni di questi elementi rimandano a situazioni emerse all’interno di altre notizie in cui ci siamo imbattuti [2].

Le caratteristiche del campione

Le persone intervistate tra il febbraio e il marzo 2015 sono in tutto 22. Le note clausole di riservatezza dei dati personali impongono di non indicarne i nominativi all’interno del testo. Per questo, al fine di poter identificare i percorsi sociali, le esperienze, le affermazioni delle singole persone, in queste pagine utilizzeremo un numero progressivo da 1 a 22 assegnato a ciascuno di questi individui. Peraltro, due persone hanno chiesto espressamente di mantenere l’anonimato (un dato sociale da prendere in considerazione): una ha fornito un nome di fantasia, un’altra non ha inteso fornire alcun nome [4, 18].

Le interviste sono state raccolte in diversi luoghi della Penisola coinvolti dal progetto (Milano, Terni, Roma, Lamezia Terme, Palermo) [3]. Quasi tutte le interviste sono state realizzate in lingua italiana (indice di un alto livello di partecipazione sociale). In un caso l’intervista si è svolta in lingua inglese con il genitore di un ragazzo con disabilità [13]; in un caso si è resa necessaria la presenza di un interprete [18].

Il campione è composto da persone con un’età che varia tra i 6 e i 45 anni, di cui 8 persone sono di sesso femminile e 14 persone sono di sesso maschile [4]. Nel caso di individui minorenni o più giovani, spesso con forme di disabilità intellettive o plurime, sono stati intervistati uno o entrambi i genitori [5].

Le persone intervistate hanno diverse tipologie di menomazione: sette persone hanno una disabilità motoria [6]; sei persone hanno una disabilità sensoriale [7]; cinque persone hanno disabilità plurime [8]; due persone hanno disabilità intellettive [9] e altre due persone di tipo psichiatrico [10].

La provenienza di queste persone è varia ed eterogenea: 3 giovani sono nati in Italia da uno o più genitori stranieri; 3 persone provengono da Paesi europei (dentro e fuori l’UE); le altre da Paesi di Africa, America latina e Asia [11]. Tre persone hanno lo status di rifugiato [12].

[1] Pierre Bourdieu (a cura di), La miseria del mondo, Mimesis, Milano 2015.

[2] Anche in questi casi, naturalmente, non ci si è potuti avvalere di una letteratura scientifica, ma di testi di diverso tipo come, per esempio, alcuni casi di cronaca riportati da Redattore sociale (Hussein, l’iracheno disabile che non può tornare in Italia dalla mamma, 17.04.2015; “Sfratto criminale”, rischia di finire in strada una donna senegalese col figlio disabile, 21.04.2015).

[3] Milano, interviste realizzate presso le sedi di Ledha, Villa Pallavicini e Casa della Carità: 3, 4, 5, 6, 9, 11, 22.

Terni, interviste realizzate presso il Centro per l’Autonomia: 1, 2, 7, 8, 10.

Roma, interviste realizzate presso il Centro SaMiFo e presso il domicilio dell’intervistato: 15, 16, 17, 18.

Lamezia Terme, interviste realizzate presso un hotel della città: 19, 20, 21.

Palermo, interviste realizzate presso la sede del Coordinamento H: 12, 13, 14.

[4] Femmine: 2, 4, 5, 6, 8, 19, 21, 22.Maschi: 1, 3, 7, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 20.

[5] 12, 13, 14, 17, 19, 20.

[6] 1: lesione spinale acquisita da infortunio sul lavoro; 3: spina bifida, congenita; 5: acquisiti problemi ortopedici con protesi interne; 8: emiparesi congenita; 9: esiti di poliomielite; 10: osteogenesi imperfetta; 11: esiti di poliomielite.

[7] 2: sorda, congenita; 4: cieca da un occhio, acquisita da malattia; 7: cieca, acquisita da malattia; 18: porta protesi oculari e ha eseguito ricostruzione facciale; 21: sorda, congenita; 22: cieca a seguito di incidente.

[8] 6: cieca da un occhio, difficoltà di movimento di un braccio e di una gamba causati da una forma di diabete; 13: intellettiva e psichica; 14: disabilità motoria e lieve intellettiva; 19: crisi epilettiche, frequenti perdite di memoria, difficoltà motorie respirazione con tracheotomia; 20: ritardo psico-motorio.

[9] 12: autismo; 17: sindrome di Down.

[10] 15, 16.

[11] 1: Albania; 2: Spagna; 3: Ecuador; 4: Paese arabo; 5: Costa d’Avorio; 6: Egitto; 7: Bangladesh; 8: Argentina; 9 Senegal; 10: Colombia; 11: Senegal; 12: Italia, da genitori dello Sri Lanka, 13: Ghana; 14: Italia, da genitori del Bangladesh, 15: Congo; 16: Burkina Faso; 17: Italia, da madre colombiana e padre italiano; 18: Afghanistan; 19: Bulgaria; 20 Iraq, zona curda; 21: Italia, genitori provenienti dal Marocco; 22 Marocco.

[12] 15, 16, 18.

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