Migranti, misure di protezione sociale, diritti civili e disabilità

Le misure di protezione sociale e i diritti civili riservati ai migranti nel nostro Paese sono il tema di questo approfondimento. Per una scelta metodologica e nel rispetto degli obiettivi espressi e intrinseci del progetto di ricerca, escluderemo dall’analisi i cittadini degli Stati membri dell’UE, nonché i cittadini dei Paesi SEE (Islanda, Liechtenstein e Norvegia), peraltro svincolati da vincoli di reciprocità. Il focus è pertanto sui cittadini provenienti da Paesi Extra UE in possesso di carta di soggiorno, in attesa di permesso di soggiorno, in attesa di riconoscimento di status di rifugiato o di protezione sussidiaria, oppure apolidi. La conseguente dizione “straniero” è meramente aderente alla normativa vigente dal Testo Unico (D.lgs. 286/1998), che citeremo più volte da qui in poi.

Nell’elaborazione di questo approfondimento abbiamo assunto a riferimento la principale normativa nazionale, alcune assai rilevanti pronunce della Corte Costituzionale e la buona produzione divulgativa prodotta da alcune istituzioni (Ministero dell’Interno, Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Polizia di Stato).

Infine, l’analisi è condizionata da quegli aspetti normativi che investono simultaneamente o in maniera combinata lo status di straniero (diversamente declinato) e quello di persona con disabilità. L’intento, infatti, è porre in evidenza quali forme di protezione sociale e quali diritti civili siano garantite alle persone con disabilità nel nostro Paese.

Come si può osservare dalla lettura di questi approfondimenti, a normativa e la prassi che investono le persona straniere con disabilità sono il risultato del “combinato disposto” di disposizioni che riguardano la variegata condizione di status di straniero con le disposizioni italiane relative al diritto alla salute, al diritto allo studio e alla protezione sociale. Mentre per il diritto allo studio in particolare, ma anche in larga misura progressivamente per il diritto alla salute, normativa a prassi tendono sempre più a prescindere dal principio del radicamento territoriale (leggasi residenza, cittadinanza, permesso di soggiorno), il diritto alla protezione sociale, in specie quando questa consiste in assistenza sociale, provvidenze e sostegni, è ancora fortemente ancorato a requisiti temporali di residenza, al percorso di riconoscimento dello status. Diversamente dalle prestazioni sanitarie, per l’assistenza sociale il Legislatore non ha individuato nemmeno quei supporti che, per analogia, debbano essere considerati urgenti o essenziali per evitare discriminazione, segregazione, o ulteriore marginalità. La stessa Corte Costituzionale su questi aspetti, che pur considera nel nucleo dei diritti indefettibile, ha proposto letture ora di apertura ora di comprensione nei limiti posti dal Legislatore. Ciò comporta che il “tempo” diventi la variabile di maggiore condizionamento per i cittadini stranieri e che, paradossalmente, alcuni servizi e altrettante prestazioni non siano attivabili proprio nel momento in cui ve ne sarebbe maggiore necessità e urgenza. Da confidare in una maggiore incisività, anche per il tramite di interventi presso le Corti europee, dei principi antidiscriminatori ben espressi dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU), solo per limitarci a citare uno degli atti fondativi riguardo ai diritti umani della stessa Unione Europea.

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