Il programma

Uscire dalla segregazione, superare la marginalità, riappropriarsi della libertà è la nostra storia, è la nostra identità”.

Si apre così, con estrema chiarezza, il documento programmatico della Fish – licenziato nel 2008 – in cui  vengono tracciate le direzioni dell’impegno futuro della Federazione.

Le priorità, ribadite nel testo, partono dal superamento di tutte le distorsioni prodotte dal modello medico della disabilità, ancora prevalente nel senso comune, nella società, nelle professioni, nella politica. Un modello che ha attribuito alle persone con disabilità la condizione di malati, obbligandoli a trattamenti di riabilitazione permanente, ed a segregazioni inumane.

Il modello bio-psico-sociale, rilanciato dalla FISH, trasforma questa visione, mettendo in rilievo come le persone con disabilità siano prima di tutto cittadini. E come cittadini, proprio per l’esclusione sociale che hanno vissuto – e di conseguenza per essere stati per secoli “cittadini invisibili” – oggi vivono condizioni di discriminazione e di mancanza di pari opportunità.

Questo nuovo approccio rappresenta un patrimonio importante, una rinnovata carica politica, che implica una nuova visione centrata sui diritti e sulle pari opportunità, e fissa una responsabilità di rilievo per la Federazione: quella di porsi nei confronti delle istituzioni, in ogni ambito, come un interprete autorevole della strategia dei diritti umani.

Altro tema affrontato nel documento programmatico è lo stretto rapporto tra povertà e disabilità, costantemente ribadito da moltissimi studiosi. Tra questi ultimi, il premio Nobel per l’economia Amartya Sen, cui si fa esplicito riferimento nel testo. Le persone con disabilità ed i loro nuclei familiari, rispetto agli altri cittadini, sono infatti maggiormente esposti al rischio di vivere con un reddito al di sotto del livello di povertà.

“La società, tutte le società – si legge nel documento –  hanno prodotto un impoverimento di capacità e di competenze delle persone con disabilità, basato su trattamenti discriminatori, negando l’accesso a diritti ed opportunità, costruendo ostacoli e barriere; così alla condizione di povertà si è aggiunto l’impoverimento sociale, legittimato dalla cultura basata  modello medico della disabilità”.

La consapevolezza di questa condizione deve rappresentare, secondo la FISH, il punto di partenza per costruire un nuovo concetto di crescita e di sviluppo della società, dove nessuno sia escluso e marginalizzato. L’obiettivo dell’inclusione sociale deve essere  conseguito attraverso uno “sviluppo inclusivo”.

Altro tema di rilievo trattato nel documento programmatico è il rinnovato protagonismo delle persone con disabilità, che si deve fondare “sull’opera di front line, di condivisione con altri che come noi vivono la stessa esperienza”.

Deve essere propria dei leader associativi – viene affermato – la capacità di sintesi nell’interpretare la relazione tra bisogni e diritti di cui hanno avuto testimonianza diretta, e la consapevolezza del proprio ruolo, scevra da forme di sudditanza politica, culturale e tecnica.

Coordinare le associazioni in una voce unitaria, dare voce a nuovi soggetti e nuovi bisogni, leggere in chiave critica ogni spinta corporativa, restituire soggettività alle reti delle associazioni ad ogni livello attraverso processi di empowerment, conoscere i fenomeni che riguardano le persone con disabilità in ogni aspetto, favorire la circolarità delle informazioni: sono questi dei veri e propri “obblighi morali” che la FISH viene a porsi nel suo documento programmatico.

Prendendo necessariamente spunto dalle esperienze sinora intraprese, questo  testo, pur non avendo il compito di definire l’intero arco delle tematiche da aggredire – attività tipica degli organi sociali  –  viene infine a tracciare alcune indicazioni su alcune delle principali aree di intervento della Federazione.

Scarica il Documento Programmatico FISH (pdf)