Nuove Tabelle di invalidità: il no della FISH

DisagiLa Camera è chiamata ad esprimere il suo parere sullo schema di decreto che rivede le Tabelle usate per valutare l’invalidità civile. Verosimilmente la Commissione preposta convocherà in audizione anche la FISH.

La Federazione ha analizzato il testo per le pesanti ripercussioni che può avere sulle condizioni di vita delle persone con disabilità.

Ha ravvisato una patente violazione dei principi contenuti nella Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità: si mira a definire le patologie senza alcun riferimento agli ostacoli e ai disagi causati alle persone dall’ambiente circostante, dall’assenza di inclusione e di pari opportunità.

Il testo è stato predisposto non in funzione del diritto alla salute delle persone ma, dichiaratamente, quale strumento (inefficace) di contrasto al cosiddetto fenomeno delle “false invalidità”.

È uno strumento che, oltre che inadeguato, è arretrato scientificamente: vi si fa ancora riferimento al concetto, inventato nei primi anni del secolo scorso, di incapacità lavorativa generica.

La gran messe di nuove certificazioni specialistiche richieste comporterà un disagio per i Cittadini ed un aumento di costi per il Servizio Sanitario Nazionale. Aumenteranno le visite soprattutto per le patologie degenerative.

Colpisce l’assenza di attenzione e delicatezza nei confronti dei bambini con disabilità per i quali è previsto identico iter e procedura che per gli adulti.

Ma colpisce anche la totale assenza di definizioni e orientamenti per l’individuazione dei requisiti per la concessione dell’indennità di accompagnamento (che peraltro è la maggiore voce di spesa di questo comparto, pari a 13 miliardi l’anno). Il Ministero, su questo, sembra voler continuare a lasciare “carta bianca” all’INPS.

Domani il Direttivo della Federazione si riunisce per definire nel dettaglio la posizione e le azioni della FISH. – segnala il presidente Pietro Barbieri – La prima all’ordine del giorno è la richiesta a Balduzzi, Ministro della Salute, di ritirare il provvedimento. In caso contrario seguiremo la via dei tribunali per contestare una norma contraria al buon senso prima ancora che alle Convenzioni internazionali”.