Ancora violenza contro le persone con disabilità

Ancora una volta una persona con disabilità è vittima di violenze e di abusi. Ancora una volta ad un atto di tale gravità segue una diffusa disattenzione, pigramente liquidandolo come un episodio di cronaca locale.

L’aggressione di Tor Bella Monaca, denuncia la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), rappresenta invece il prodotto avvelenato di una cultura della discriminazione ancora diffusa in Italia, che fa dei pestaggi, degli abusi sessuali, del bullismo, della riduzione in schiavitù, dei maltrattamenti in famiglia, una condizione “normale”, un’inevitabile conseguenza della disabilità stessa.

Il brutale gesto contro un genitoreScena di violenza disabile, malmenato all’uscita di un asilo dove attendeva pacificamente il figlio, assume contorni ancor più inquietanti perché avviene proprio al termine della “Settimana contro la violenza”, voluta e promossa dal Ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, e dal Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Maria Stella Gelmini. Un’iniziativa sostenuta direttamente anche dalla FISH, da sempre particolarmente impegnata contro la discriminazione e la violenza.

Purtroppo nemmeno queste iniziative sembrano scalfire una cultura del pregiudizio che sembrerebbe palesemente esecrabile, ma che nondimeno viene quotidianamente alimentata e legittimata dalla promozione di discutibili standard di “scaltrezza”, “bellezza” e “prestanza fisica”, che sono rilanciati, purtroppo, non solo dai nostri mezzi di comunicazione, ma anche da esponenti di spicco della nostra classe dirigente.

Ciascuno dei ripetuti episodi di violenza nei confronti di persone con disabilità – commenta Pietro Barbieri, presidente della FISH – dovrebbe rappresentare un campanello d’allarme per lo stato di benessere della nostra società nel suo complesso, e tuttavia queste brutalità resteranno ancora a lungo con noi se continueranno ad essere ammantate dal silenzio e da un clima generale che vede nella disabilità un’attenuante e non un’aggravante per chi commette questi atti”.